Acquacoltura Europea e le sfide dei cambiamenti climatici

Cosa vedremo in questo articolo

L’UE è uno dei principali produttori ed esportatori di alimenti in generale, ma importa proteine, in particolar modo ​​per destinarle alla creazione di mangimi sia per il patrimonio zootecnico terrestre sia per i pesci. Questo può essere in parte considerato come un punto critico della sostenibilità ambientale delle produzioni. 

L’acquacoltura dell’UE, sebbene in espansione, non ha mostrato lo stesso tasso di crescita registrato nell’Asia sudorientale, che ha raggiunto livelli molto alti, ma è comunque cresciuta dell’11% in volume e del 40% in valore nel periodo 2010-2019, dato migliorativo rispetto al periodo precedente ma che si discosta di diversi punti percentuali rispetto all’andamento globale (dove circa il 50% delle produzioni ittiche è derivante dall’acquacoltura). 

Il cambiamento climatico, causato in gran parte dal riscaldamento globale di origine antropica per il rilascio di gas serra, sta già dimostrando il suo potenziale negativo capace di mettere in crisi i sistemi di produzione alimentare esistenti nell’UE, già stati colpiti da situazioni geopolitiche non certo prive di difficoltà e pericoli. 

L’acquacoltura non fa eccezione ed è importante che il personale specializzato del settore, sia organizzativo che operativo, sia preparato e abilitato (punto molto importante che sottolinea la necessità di una flessibilità legislativa volta a valorizzare gli sforzi dei lavoratori) ad aumentare la resilienza agli impatti dei cambiamenti climatici, nonché ad adattarsi alle mutevoli condizioni al fine di mantenere un’acquacoltura sostenibile dal punto di vista ambientale ed economico in Europa. 

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