Qualità, percezioni e fiducia: il rapporto tra consumatori europei e acquacoltura
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Cosa vedremo in questo articolo
Negli ultimi anni numerosi studi hanno analizzato come i consumatori europei percepiscono il pesce allevato rispetto al pesce selvatico, mettendo in evidenza differenze legate a cultura alimentare, aspettative sulla qualità e fiducia nella filiera.
Il Dott. Francesco Gai (Istituto di Scienze delle Produzioni Alimentari, Consiglio Nazionale delle Ricerche), la Prof.ssa Giuliana Parisi (Dipartimento DAGRI, Università degli Studi di Firenze) e la Prof.ssa Giulia Secci (Dipartimento DAGRI, Università degli Studi di Firenze) hanno analizzato nuove ricerche in merito e fatto luce sulla questione: il loro contributo è stato pubblicato all’interno del N. 30 del magazine Eurofishmarket. I risultati emersi offrono un approfondimento utile per comprendere come informazione, percezioni sensoriali e conoscenza dell’acquacoltura influenzino l’accettazione del prodotto.
Un settore in crescita e un’opinione pubblica in evoluzione
L’acquacoltura in Europa ha radici storiche antiche ma sta conoscendo, negli ultimi decenni, una trasformazione significativa. La crescita demografica globale e la necessità di produrre proteine di alta qualità con sistemi a minor impatto spingono il settore verso modelli più innovativi e controllati.
Diversi studi riportati nell’articolo mostrano però come la percezione del consumatore non sempre segua l’evoluzione del comparto. Fino ai primi anni Duemila, in Paesi come Germania, Spagna o Danimarca, il pesce allevato veniva percepito come meno sicuro rispetto al selvatico, talvolta associato a livelli più elevati di contaminanti o a una gestione meno controllata. Solo in tempi recenti la percezione della sicurezza si è progressivamente invertita, complice l’aumento di trasparenza della filiera, l’avanzamento tecnologico e il rafforzamento dei sistemi europei di controllo.
L’articolo evidenzia inoltre che, secondo studi FAO citati, entro il 2030 oltre il 60% del pesce destinato al consumo umano proverrà dall’acquacoltura, delineando un ruolo sempre più centrale per l’allevato nella sicurezza alimentare del continente.
Qualità, preferenze sensoriali e ruolo dell’informazione
Una parte significativa degli studi analizzati nell’articolo riguarda la valutazione sensoriale del pesce allevato rispetto al selvatico. Ricerche condotte su specie come orata, spigola, pagello o rombo mostrano risultati interessanti:
- in assenza di informazioni sulla provenienza, molti consumatori attribuiscono punteggi più elevati al pesce pescato, spesso per una percezione preesistente di maggiore “naturalità”;
- in presenza di informazione chiara e neutra, le preferenze tendono a riequilibrarsi e in molti casi il pesce allevato ottiene valutazioni migliori.
Studi condotti in diversi Paesi europei indicano infatti che la preferenza non dipende solo dal gusto, ma dalla combinazione di aspettative, conoscenze pregresse e fiducia nel sistema di allevamento.
Il ruolo dell’informazione emerge con forza: quando i consumatori sono messi nelle condizioni di comprendere tecniche di produzione, controlli, normative e valori nutrizionali, la propensione verso il prodotto allevato aumenta significativamente.
Anche la percezione di temi come benessere animale, assenza di antibiotici e sostenibilità influisce notevolmente sulla scelta. L’articolo evidenzia come molti dei pregiudizi derivino non da dati oggettivi ma da una “memoria culturale” consolidata nel tempo.
Comunicazione, media e fiducia: una sfida ancora aperta
L’ultima parte dello studio pone particolare attenzione al ruolo dei media e al modo in cui l’acquacoltura è stata rappresentata negli ultimi quarant’anni. L’analisi degli articoli pubblicati sui principali giornali europei mostra un trend chiaro:
- dagli anni ’80 al 2000 le notizie sull’acquacoltura erano scarse ma prevalentemente positive;
- dagli anni 2000 in poi aumenta il volume di informazioni, cresce la neutralità delle notizie, ma si osserva anche un incremento delle narrazioni negative, spesso associate a scandali, contaminazioni o episodi di cattiva gestione.
Le ricerche riportate indicano che questa tendenza può influenzare la fiducia dei consumatori, contribuendo a creare un’immagine dell’acquacoltura che non sempre riflette i progressi reali compiuti dal settore. Nonostante ciò, i dati mostrano che la fiducia e il valore attribuito al settore beneficiano di una comunicazione trasparente, basata su evidenze scientifiche e capace di spiegare in modo chiaro gli standard di allevamento e i sistemi di controllo europei.
Al netto di una maggiore qualità percepita ad oggi, la ricerca evidenzia come lo sviluppo di un consumatore informato sia sempre più necessario per garantire una filiera sostenibile, efficiente e compresa dal grande pubblico.
Per approfondire dati, grafici e riferimenti scientifici, scarica la versione integrale dell’analisi pubblicata sul N. 30 del magazine Eurofishmarket attraverso il seguente link.
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