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Possibilità di pesca 2026: il quadro discusso dal Consiglio UE
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Cosa vedremo in questo articolo
Il documento relativo alle possibilità di pesca nel Mar Mediterraneo e nel Mar Nero per il 2026, datato 22 settembre 2025, è stato esaminato dal Consiglio dell’Unione europea durante la riunione del 17 novembre 2025 dedicata al comparto “Agricoltura e Pesca”.
In tale occasione gli Stati membri hanno discusso la proposta della Commissione europea contenuta nell’atto COM(2025) 509 final, che definisce i criteri e le misure per la gestione sostenibile degli stock ittici nella prossima annualità.
Eurofishmarket ripropone in questo articolo i principali contenuti del documento, per offrire una lettura sintetica delle misure discusse e delle prospettive che queste possono aprire per la gestione delle risorse marine nel 2026, con particolare attenzione alle regolamentazioni più stringenti per la filiera ittica, per i pescatori e per tutti gli operatori del settore.
Perché l’UE definisce ogni anno nuove possibilità di pesca
La proposta nasce dall’obbligo stabilito dalla Politica Comune della Pesca (PCP) di fissare limiti di cattura e di sforzo tali da mantenere gli stock ittici in condizioni ambientalmente ed economicamente sostenibili.
Il principio cardine è quello del MSY (Maximum Sustainable Yield, Massimo Rendimento Sostenibile), il quale richiede di mantenere la pesca entro livelli che permettano alle popolazioni ittiche di ricostituirsi nel tempo.
La proposta conferma che le possibilità di pesca devono rispettare gli intervalli di mortalità fissati dallo CSTEP (Comitato Scientifico, Tecnico ed Economico per la Pesca) per gli stock demersali del Mediterraneo occidentale e applicare misure di salvaguardia quando la biomassa scende sotto livelli critici.
Le principali misure previste per il 2026
La proposta di regolamento interviene su più aree e gruppi di specie, con un mix di limiti di cattura, riduzioni dello sforzo di pesca e periodi di chiusura obbligatori.
Di seguito sono riportati alcuni limiti specifici tratti dal regolamento:
- Stock demersali → Per specie come nasello, scampo e triglia di fango nel Mediterraneo occidentale, lo sforzo di pesca continuerà a essere limitato e gestito tramite il meccanismo di compensazione introdotto nel 2022, pensato per incentivare l’adozione di attrezzi più selettivi e la creazione di aree di tutela per giovanili e riproduttori.
- Piccoli pelagici dell’Adriatico → Per acciuga e sardina, la Commissione conferma la necessità di rispettare un massimale di capacità della flotta, basato sul livello comunicato alla CGPM (Commissione Generale per la Pesca nel Mediterraneo) nel 2014, in attesa della nuova raccomandazione aggiornata di novembre 2025.
- Gamberi di profondità → Nel Canale di Sicilia, nel Mar Ionio e nel Mare di Levante, la proposta mantiene i limiti massimi di cattura per gambero rosso, gambero viola e gambero rosa, con congelamento della capacità della flotta, in linea con i piani pluriennali della CGPM.
- Lampuga e FAD → In tutto il Mediterraneo prosegue il congelamento del numero di FAD (Fish Aggregating Devices, Dispositivi di Aggregazione Ittica) e dei limiti di cattura per la lampuga, basati sul piano CGPM 2023 e sulla capacità dichiarata nel 2019.
Periodi di chiusura e misure per specie sensibili
La proposta proroga diverse misure già attive negli ultimi anni:
- Anguilla europea: prevista una chiusura obbligatoria di almeno sei mesi nel 2026, che riguarda pesca commerciale e ricreativa, come misura di tutela di una specie in grave declino.
- Rombo chiodato nel Mar Nero: mantenuto un TAC regionale aggiornato e un massimo di 180 giorni di pesca all’anno, oltre a una chiusura nel periodo riproduttivo (15 aprile – 15 giugno).
- Spratto nel Mar Nero: confermato un contingente autonomo, basato sui pareri scientifici più recenti.
Come verranno gestite le possibilità di pesca
L’utilizzo delle possibilità di pesca da parte degli Stati membri è legato al regolamento (CE) n. 1224/2009, che impone regole chiare sulla registrazione delle catture e sul monitoraggio dello sforzo di pesca.
Secondo la proposta, gli Stati membri saranno responsabili della ripartizione interna delle quote secondo criteri trasparenti e coerenti con i propri modelli socio-economici, come previsto dalla PCP.
Eurofishmarket sta seguendo con estrema attenzione gli sviluppi della proposta, confrontandosi con rappresentanti del mondo della ricerca, delle istituzioni, delle associazioni di categoria e con gli operatori della pesca. Seguiteci per gli aggiornamenti.
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