BLUEBOOST: il ruolo della Fondazione IMC nella sperimentazione dei sis...

Cosa vedremo in questo articolo

Eurofishmarket continua ad approfondire la tematica dell’Acquacoltura Integrata Multi-Trofica (IMTA) entrando sempre più nella materia e presentando le iniziative progettuali di valore che mettono in primo piano questo particolare metodo produttivo d’avanguardia. Dopo aver presentato la materia, con le sue caratteristiche e i suoi vantaggi operativi, si è passati alla messa in evidenza di BLUEBOOST, progetto scientifico internazionale, attualmente in corso, mirato alla raccolta dati e alla valutazione concreta, per gli allevamenti tradizionali monospecifici, dei benefici derivanti dall’adozione dell’IMTA.

Per entrare ancor più nel merito, Eurofishmarket ha intervistato il Dott. Gianni Brundu della Fondazione IMC, ente di ricerca internazionale con un ruolo di primo piano all’interno del progetto BLUEBOOST. È stato possibile fare il punto sui risultati ad oggi già raggiunti, per valutare, dati alla mano, il valore dell’adozione dell’IMTA e per conoscere maggiormente i dettagli esecutivi e operativi del progetto.

Gentile Dott. Brundu, come sono stati selezionati i siti di sperimentazione? Quali criteri, ambientali e logistici, sono stati considerati?

Il progetto abbraccia un largo spettro di ambienti, sistemi e specie con un’estensione geografica che va dall’Europa al Brasile. Le sperimentazioni hanno incluso casi studio molto diversi fra loro: dall’allevamento integrato di gamberi, oloturie e pesci in Brasile in impianti a ricircolo a terra fino all’allevamento della carpa integrato con l’allevamento del gambero del Danubio e piante acquatiche in Polonia, passando per allevanti integrati di pesci, ostriche, vongole, alghe e ricci di mare in Spagna, Portogallo e Italia. La scelta dei siti sperimentali è stata fatta sulla base di informazioni e dati pregressi raccolti nell’ambito di precedenti progetti di ricerca dai vari partner di progetto. In particolare sono state considerate le caratteristiche ambientali, incluse le condizioni trofiche dei siti. Fondamentale per la scelta dei siti così come per la scelta delle specie è stata anche la praticità logistica, intesa come la facilità di integrare, in contesti commerciali già esistenti, i diversi tipi di allevamento. Inoltre si è considerata la domanda di mercato per le specie prese in considerazione nei vari paesi che stanno ospitando la sperimentazione. Nel caso specifico dell’Italia il sito sperimentale si trova in Sardegna, nel Golfo di Oristano, ed integra la produzione di spigole orate e ombrine con la produzione di ostrica nativa Europea in un classico sistema di gabbie a mare presso l’azienda Riservazzurra. In questo caso specifico abbiamo ritenuto che le condizioni trofiche del golfo fossero adatte all’allevamento di molluschi bivalvi, l’esistenza dell’impianto commerciale di gabbie nel golfo ha fornito la base di partenza per l’integrazione produttiva, mentre la scelta della specie estrattiva, l’ostrica nativa europea, è stata guidata dalla volontà di perseguire l’allevamento di specie con potenziale restaurativo (la specie è ormai rara nei mari europei) e la necessità di investigare le potenzialità zootecniche ed economiche di un prodotto di nicchia poco presente nei mercati Italiani ed Europei.

Ad oggi, è possibile già evidenziare dei risultati concreti che sono stati ottenuti nei siti europei e/o sudamericani, ad esempio in termini di resa, parametri ambientali o benessere animale?

Certamente sì. Nonostante in alcuni siti eventi piovosi estremi e temperature molto elevate abbiano limitato la crescita e la sopravvivenza degli animali, i risultati sperimentali ottenuti ad oggi sono molto promettenti. A titolo di esempio, fra le specie estrattive di basso livello trofico indagate, sono stati ottenuti ottimi risultati con vongole e ostriche in Spagna e in Sardegna, registrando in taluni casi fino al 80% di sopravvivenza. In Portogallo la lattuga di mare (alga) è risultata crescere con tassi eccezionali.

Qual è esattamente il ruolo dell’IMC all’interno del progetto BLUEBOOST, considerando le attività specifiche previste da ogni WP del progetto?

L’IMC ha un ruolo centrale nel progetto BLUEBOOST, è capofila del work package per la sperimentazione dei 6 impianti IMTA testati in Europa e Sud-America, ed è responsabile per la sperimentazione del sito IMTA italiano. Come tutti gli altri partner del progetto, oltre alla raccolta dei dati utili all’analisi della fattibilità tecnica della produzione integrata, si occupa della raccolta dati e campioni per lo studio delle performance ambientali tramite l’approccio Life Cycle Assessment (LCA), una metodologia standardizzata ISO fondamentale per quantificare gli impatti ambientali dei prodotti e dei processi delle filiere, in termini di uso di energia, terra, acqua, materiali ed emissioni di azoto, fosforo e gas serra). Tale mole di dati è analizzata dai colleghi del Consiglio Per La Ricerca In Agricoltura E L’Analisi Dell’Economia Agraria (CREA) e del RISE (Svezia), mentre l’Università di Helsinki si sta occupando delle analisi economiche.

La strategia del progetto sottolinea la necessità di dimostrare ai decisori politici e agli stakeholder i benefici socioeconomici dell’IMTA. Quali indicatori chiave sono analizzati per raggiungere questo obiettivo?

In effetti, l’approccio circolare del sistema IMTA promette di contribuire ad aumentare l’efficienza, la sostenibilità e la diversificazione delle produzioni ittiche, rafforzando al tempo stesso il settore della blue-economy e contribuendo a ridurre le emissioni di carbonio. Ad oggi però gli esempi in cui le performance di sistemi integrati a scala commerciale siano state testate e monitorate sono ancora pochi, soprattutto in contesti Europei. Per dimostrare che effettivamente questi vantaggi teorici dell’IMTA siano concreti e soprattutto misurabili in un contesto reale, si stanno confrontando le performance produttive, ambientali ed economiche tra le monocolture “tradizionali” e la loro integrazione con specie di basso livello trofico. La speranza è che l’applicazione rigorosa di metodologie standardizzate come il Life Cycle Assessment (LCA) e analisi economiche con i dati effettivamente raccolti sul campo durante le sperimentazioni, possano restituire all’industria e ai suoi regolamentatori dei dati oggettivi su cui basare future decisioni strategiche.

Quale risulta essere la principale sfida nel passaggio dalla monocoltura alla produzione IMTA su scala commerciale?

I dati finora raccolti sembrano promettenti da un punto di vista economico, in quanto il passaggio da monocoltura tradizionale a produzione di specie estrattive in sistemi IMTA non richiede, nella maggior parte dei casi studiati, grossi investimenti economici, anche in considerazione del fatto che specie come i molluschi bivalvi (ostriche, vongole e mitili) e le alghe marine non necessitano di alcuna somministrazione di alimento che invece costituisce la parte più significativa dei costi operativi della piscicoltura.

Al contrario, nel caso in cui i dati produttivi ed ambientali indicassero effettivi benefici, la sfida più grande potrebbe essere quella di dimostrare che questi si trasformino in vantaggi reali per gli operatori. Ad esempio, un ostacolo all’implementazione potrebbe essere rappresentato dal fatto che le competenze dei vari operatori del settore siano specifiche (piscioltori e molluschicultori) mentre è chiaramente ipotizzabile che in uno sviluppo integrato delle colture, si integrino anche le competenze. Un punto importante sarebbe quindi la formazione degli operatori per acquisire conoscenze e competenze necessarie per il contemporaneo mantenimento e gestione di specie ittiche aventi caratteristiche completamente diverse tra loro, come i pesci e i molluschi bivalvi.

Un altro limite importante allo sviluppo dell’IMTA in Europa è rappresentato dalla mancanza di una normativa specifica che regolamenti lo sviluppo dei sistemi integrati di acquacoltura.

L’analisi LCA è centrale nel progetto BLUEBOOST. Può spiegare brevemente, con esempi pratici, quali sono i principali fattori presi in considerazione durante questa valutazione?

Come detto prima, la valutazione LCA tiene conto di tutti gli impatti ambientali derivanti dal processo produttivo. Nel caso di BLUEBOOST è stata considerata tutta la filiera produttiva, a partire dalla produzione del seme dei molluschi bivalvi nello schiuditoio sperimentale del IMC e l’acquisto di avannotti di spigole e orate da avannotterie commerciali, fino all’ottenimento di individui di taglia commerciale. Durante questo processo sono stati considerati i costi ambientali derivanti dall’utilizzo di tutte le attrezzature impiegate (ad esempio le imbarcazioni, i motori marini, le gabbie a mare, le ceste di ostriche), il mangime utilizzato per i pesci, i materiali utilizzati (ad esempio cordame e boe galleggianti), nonché la quantità consumata di energia elettrica, acqua dolce e salata, benzina, olio idraulico.

Come sta affrontando BLUEBOOST il tema della scarsità di personale qualificato specifico per l’IMTA? È previsto un percorso di formazione o trasferimento delle competenze durante il progetto?

Come detto prima, la scarsità di personale qualificato è un punto fondamentale, per questo motivo è stata certamente prevista una parte di attività di diffusione e dimostrazione dei risultati e metodologie utilizzate, cercando di aprire la strada verso lo sviluppo dell’IMTA a livello regionale, nazionale e internazionale, e cercando di garantire una stretta collaborazione tra industria, mondo accademico e decisori politici.

Tutte le attività pratiche effettuate nell’ambito del progetto vengono realizzate in stretta collaborazione con le aziende coinvolte, proprio con l’intento di trasferire direttamente e praticamente le conoscenze e i risultati acquisiti.

Tra l’altro, gli obiettivi di sensibilizzazione e comunicazione previsti in BLUEBOOST si allineano perfettamente con la politica del IMC di trasferimento tecnologico alle aziende e supporto alla produzione ittica: fornire nuove conoscenze e strumenti applicabili alla produzione di specie ittiche; fornire prove sugli impatti ambientali ed economici dei sistemi proposti; informare sullo sviluppo futuro di tali sistemi; offrire agli studenti una formazione multidisciplinare e pertinente e accelerare la loro futura disponibilità per lo sviluppo del settore.

Come verrà affrontata la fase successiva alla fine del progetto, in termini di sintesi e diffusione dei risultati e di azioni comunicative volte ad incrementare l’adozione di sistemi produttivi IMTA?

Come tutti i progetti di ricerca, anche BLUEBOOST arriverà a un punto conclusivo, finirà il progetto ma non finirà l’attività di diffusione e comunicazione dei risultati ottenuti. Parliamo di un progetto molto importante e che avrà un grande impatto a livello europeo e sud-americano, ma questo progetto fa parte di un processo più ampio che i vari partner hanno iniziato tempo fa e che porteranno avanti per anni ancora. Gli obiettivi per il futuro sono però dipendenti da una attenta analisi dei risultati del progetto in tutti i contesti in cui si sono svolte le sperimentazioni. Penso sarebbe un errore considerare l’IMTA come una soluzione chiavi in mano per risolvere i problemi dell’acquacoltura, soprattutto ad una scala geografica come quella rappresentata dal progetto BlueBoost. Il progetto mira infatti a fornire dati ed analisi relative a contesti reali il più simili possibile a realtà commerciali rilevanti. L’obbiettivo è stimolare la discussione sia scientifica che industriale sull’adozione di sistemi IMTA, sulla base di dati oggettivi, raccolti in casi studio concreti e rilevanti per il settore dell’acquacoltura. Con questo progetto speriamo di poter contribuire quindi alla definizione delle opportunità e dei limiti di questa metodologia. Speriamo di poter proseguire su questa strada con nuovi finanziamenti, e nel frattempo ci godiamo la collaborazione proficua con collaboratori eccellenti sia in Italia che all’estero.

Dalla vostra esperienza gli acquacoltori italiani sono pronti per l’IMTA?

Sebbene arrivano diversi segnali positivi circa la volontà degli acquacoltori italiani di adottare i sistemi IMTA, io credo che ci troviamo ancora in una fase iniziale e non siano ancora completamente pronti ad adottare tali tipi di sistemi su larga scala.

Oggigiorno l’acquacoltura italiana è caratterizzata da piccole e medie imprese, con una produzione incentrata su poche specie come trota, spigola, orata e molluschi bivalvi, e l’utilizzo di pratiche tradizionali. In alcune regioni geografiche, ad esempio, si fa ancora fatica a distinguere e discriminare tra attività di pesca, cioè raccolta di specie ittiche da banchi naturali, e allevamento, intesa come produzione di biomassa attraverso mantenimento e gestione degli animali (semina, alimentazione, protezione).

Questo comporta alcuni problemi e limiti allo sviluppo dell’IMTA: la sua complessità gestionale, la scarsità di dati sui benefici e potenziali rischi, compresi quelli sanitari, può essere un ostacolo per imprese con limitate risorse e capacità di investimento; la diversificazione e integrazione di più specie richiedono competenze nuove per la gestione, monitoraggio e certificazione; la regolamentazione e l’accesso alle autorizzazioni non è stata ancora definita, il che può scoraggiare l’adozione senza un chiaro quadro normativo e incentivi dedicati. Speriamo però che BlueBoost e gli altri progetti con finalità simili possano contribuire a superare queste barriere. La sperimentazione della Fondazione IMC all’interno del progetto BlueBoost rappresenta una piattaforma di collaborazione aperta per ricercatori provenienti da svariate discipline scientifiche sia in Italia che all’estero, nonché una fruttuosa opportunità di confronto con l’industria dell’acquacoltura.

Eurofishmarket ringrazia il Dott. Gianni Brundu e tutta la Fondazione IMC per il prezioso contributo fornito, grazie al quale è possibile mettere ancor più in evidenza le potenzialità dell’IMTA come tecnica produttiva innovativa e virtuosa per il settore dell’acquacoltura e per l’intera filiera ittica, soprattutto alla luce delle sfide operative e ambientali che le attendono nel futuro.

Per eventuali contatti e maggiori dettagli in merito al progetto e alla Fondazione IMC: g.brundu@fondazioneimc.it

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