Crisi multiple e mercato ittico UE: pubblicato il report EUMOFA 2026

Cosa vedremo in questo articolo

La Commissione Europea ha pubblicato recentemente un nuovo report EUMOFA che analizza l’impatto combinato di pandemia, Brexit e guerra in Ucraina sul settore ittico e dell’acquacoltura. Il documento evidenzia come, tra il 2019 e il 2024, il mercato europeo abbia subito una trasformazione organica, con effetti più o meno diretti su prezzi, consumi e disponibilità di prodotto, visibili proporzionalmente anche nell’edizione per il 2025 del report annuale “The EU Fish Market” (realizzato sempre da EUMOFA).

Tre crisi, un unico impatto: cosa è cambiato davvero

Il report evidenzia come il settore ittico europeo (e non solo) sia stato colpito da tre shock consecutivi e interconnessi:

  • COVID-19: crollo della domanda nel canale ristorazione e spostamento verso retail e prodotti conservati
  • Brexit: nuove barriere commerciali, controlli sanitari e rallentamenti logistici relativamente alla Gran Bretagna
  • Guerra in Ucraina: aumento dei costi energetici, dei mangimi e della logistica

Questi fattori hanno generato una pressione simultanea su tutta la filiera, incidendo su produzione, commercio e scelte di consumo. Il risultato non è stato un semplice rallentamento temporaneo, ma una vera riconfigurazione del mercato ittico europeo, con effetti che continuano anche dopo la fase emergenziale.

Prezzi in aumento e consumi in calo: cosa succede al pesce in Europa

Indici armonizzati dei prezzi al consumo per determinate categorie di pesce e frutti di mare nell’UE (immagine tratta dal Report 2026 di EUMOFA, fonte dei dati: Eurostat, harmonised indices of consumer prices)

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda l’evoluzione dei prezzi e dei consumi. L’aumento dei costi di energia, carburante e materie prime ha portato a un incremento generalizzato dei prezzi del pesce, con risvolti diretti sul comportamento dei consumatori.

Tra il 2020 e il 2024, i prezzi dei prodotti ittici nell’Unione Europea sono aumentati di oltre il 25%, incidendo direttamente sulle abitudini di consumo. Parallelamente, il consumo pro capite è sceso a 22,89 kg nel 2023, il livello più basso dell’ultimo decennio (con un unico aumento temporaneo del 2% verificatosi tra il 2020 e il 2021), mentre il consumo complessivo ha raggiunto circa 10,25 milioni di tonnellate, segnando un minimo dal 2014 (fonte: “The EU Fish Market” 2025 edition).

Questo ha portato a un cambiamento significativo nelle scelte d’acquisto:

  • maggiore attenzione al prezzo
  • preferenza per prodotti congelati e conservati
  • riduzione dei prodotti freschi e di fascia alta

Nel 2024 la spesa totale per prodotti ittici nell’UE ha raggiunto 62,8 miliardi di euro (+4% rispetto al 2023), nonostante una riduzione dei volumi consumati. I consumatori, quindi, spendono di più ma acquistano meno prodotto, a causa dell’aumento dei prezzi e della riduzione del potere d’acquisto (fonte: “The EU Fish Market” 2025 edition).

A sostegno di ciò, il report EUMOFA evidenzia un’indagine Eurobarometro condotta nel 2024, in cui emerge chiaramente come il prezzo sia diventato il principale fattore di scelta, superando freschezza e aspetto.

Un mercato sempre più dipendente dalle importazioni

l report conferma un elemento strutturale chiave, che è emerso anche nell’ultimo report di EUMOFA per il 2025: l’Europa dipende fortemente dalle importazioni di prodotti ittici.

Nel 2024 le importazioni dell’UE hanno raggiunto circa 5,9 milioni di tonnellate, confermando la forte dipendenza del mercato europeo dall’estero, con un deficit commerciale pari a circa 21,6 miliardi di euro.

Allo stesso tempo, però, i dati presenti nel report confermano quanto riportato in precedenza:

  • i volumi di importazione, rispetto alle precedenti annualità, sono diminuiti (-6,6% tra 2019 e 2024)
  • il valore economico è aumentato (da 26,4 a 29,2 miliardi di euro)

Questo indica, in sintesi, che nel periodo considerato ci sia stata progressivamente sempre meno disponibilità di prodotto, e che il prodotto disponibile abbia avuto, mediamente, prezzi più alti.

Importazioni extra-UE di prodotti della pesca e dell'acquacoltura per gruppo merceologico
Importazioni extra-UE di prodotti della pesca e dell’acquacoltura per gruppo merceologico (immagine tratta dal
Report 2026 di EUMOFA, fonte dei dati: EUMOFA trade dashboard – Eurostat COMEXT).

Dal pesce fresco al congelato: il cambiamento nei consumi

Uno degli effetti più evidenti riguarda il cambiamento nelle abitudini di consumo.

Durante e dopo la pandemia COVID-19, si è registrata una forte crescita del retail, parallelamente ad una stabilità all’inizio della crisi e poi un aumento progressivo della domanda di prodotti congelati e pronti (ready-to-eat e ready-to-cook) e un conseguente calo della domanda di prodotti freschi e vivi.

In quel contesto, il congelato si è dimostrato più resiliente perché possiede una maggiore shelf-life, è più gestibile logisticamente ed ha un prezzo spesso più accessibile.

Questo trend si è man mano consolidato anche negli anni successivi alla pandemia, spinto dall’inflazione e dalla riduzione del potere d’acquisto.

Il report mette in evidenza questo cambiamento nelle abitudini d’acquisto: il consumo domestico di pesce fresco è diminuito di circa il 5% nel 2024 (rispetto all’anno precedente) nei principali mercati europei (Italia, Spagna, Francia, Portogallo, Germania), ed è di pari passo cresciuta la preferenza per prodotti ittici congelati e conservati.

Lo studio redatto da EUMOFA è fondamentale proprio perché mostra come eventuali trasformazioni della filiera (ricondotte, in questo caso, a tre principali eventi con potenziali risvolti critici) non restano “a monte”, ma arrivano direttamente al consumatore finale.

Oggi chi acquista pesce si trova spesso davanti a prezzi più elevati, ad una relativa maggiore presenza di prodotti importati e ad un’eventuale minore disponibilità di alcune specie fresche.

salmone atlantico
Dallo studio emerge come il salmone (Salmo salar), soprattutto nelle sue forme trasformate e affumicate, sia tra le categorie più resilienti del mercato, dal punto di vista del consumo e della stabilità della domanda.

Un settore più resiliente, ma ancora vulnerabile

Nonostante le criticità, il report evidenzia anche una capacità di adattamento significativa del settore, che via via provveduto alla diversificazione delle fonti di approvvigionamento di mezzi e materiali divenuti “critici”, alla riorganizzazione (più o meno efficiente) della logistica e allo sviluppo di nuovi canali di vendita e di nuove linee di prodotto. Inoltre, ad oggi viene registrata diffusamente una generale maggiore digitalizzazione a tutti i livelli della filiera.

Allo stesso tempo, rimangono “valide” le principali vulnerabilità strutturali, come la dipendenza energetica, la dipendenza dalle importazioni e la caratteristica sensibilità ai costi e alle variazioni di mercato globali.

Cosa portare a casa

  • Il consumo ittico UE è in calo strutturale, ai livelli più bassi dell’ultimo decennio: tra le diverse cause di questo decremento, il report di marzo 2026 di EUMOFA prende in considerazione gli effetti relativi a tre crisi internazionali: la pandemia COVID-19, la Brexit e la Guerra in Ucraina
  • Al netto degli effetti che lo studio individua relativamente alle trasformazioni causate dalle tre crisi, il settore non è più tornato completamente ai livelli commerciali pre-crisi nella maggior parte dei gruppi di materie prime e degli Stati. Sebbene i volumi siano rimbalzati in modo disomogeneo dopo la contrazione del 2020, diverse categorie si sono stabilizzate al di sotto del livello di riferimento del 2019, riflettendo una riconfigurazione strutturale nell’approvvigionamento, nella lavorazione e nella distribuzione, piuttosto che una semplice interruzione temporanea
  • I prezzi sono aumentati di oltre il 25% dal 2020
  • La spesa cresce, ma i volumi diminuiscono
  • Il mercato resta fortemente dipendente dalle importazioni
  • Il consumatore si orienta verso prodotti più economici e conservabili
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