Il mercato degli squaliformi in Italia rappresenta un segmento poco visibile ma rilevante della filiera ittica nazionale. Nel N. 38 del magazine Eurofishmarket, grazie all’intervista alla Prof.ssa Giuliana Parisi, professore ordinario del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agrarie, Alimentari, Ambientali e Forestali dell’Università di Firenze, viene presentata una sintesi dei dati raccolti nell’ambito del progetto Life European Sharks, con particolare attenzione ai flussi commerciali, ai consumi e alla percezione degli operatori. Dalle parole della Professoressa, è emerso un quadro articolato che solleva interrogativi rilevanti per la gestione sostenibile della filiera.
Il progetto Life European Sharks in breve
Il progetto Life European Sharks nasce con l’obiettivo di salvaguardare gli squali e le razze del Mediterraneo, migliorando la conoscenza e la gestione degli squaliformi commercializzati in Europa ed affrontando in modo integrato i temi della conservazione, della tracciabilità e del consumo. L’iniziativa si concentra sull’analisi dei flussi di mercato, sulla raccolta di dati lungo la filiera e sulla valutazione delle pratiche commerciali e di consumo. Attraverso attività di ricerca, indagini sul campo e azioni di sensibilizzazione rivolte agli operatori, il progetto intende contribuire a una maggiore trasparenza del settore e a un uso più consapevole delle risorse, mettendo a disposizione strumenti utili per comprendere meglio il comparto.
Un mercato fortemente dipendente dall’estero
Uno degli aspetti più significativi che emergono dall’analisi riguarda il ruolo dell’Italia come importatore netto di squaliformi. I dati macroeconomici analizzati mostrano come, a fronte di volumi di esportazione molto limitati, le importazioni superino di gran lunga l’offerta nazionale. Questa dinamica evidenzia una filiera fortemente dipendente dal prodotto estero, in particolare per alcune categorie molto diffuse nel consumo interno.
Il dato assume maggiore rilevanza se messo in relazione con la progressiva contrazione degli sbarchi nazionali registrata negli ultimi anni, che contribuisce ad ampliare il divario tra domanda e produzione locale.
Limiti di lettura del mercato
Un ulteriore elemento critico riguarda la struttura dei dati disponibili. Gran parte degli scambi commerciali di squaliformi viene registrata all’interno di categorie doganali generiche, che non consentono di distinguere con precisione le singole specie. Questa impostazione limita la possibilità di analizzare in modo puntuale l’impatto ambientale, economico e gestionale del commercio, rendendo più complessa qualsiasi valutazione legata alla sostenibilità e alla tutela delle specie.
La difficoltà di attribuire i flussi a specie specifiche rappresenta un nodo centrale anche per la tracciabilità e per la costruzione di politiche di gestione più mirate lungo la filiera.
Consapevolezza e necessità di formazione
Un aspetto di particolare interesse riguarda l’atteggiamento degli operatori nei confronti della sostenibilità. L’indagine evidenzia una diffusa apertura verso pratiche commerciali più responsabili, accompagnata dalla richiesta di strumenti informativi e formativi più strutturati.
In questo contesto, il progetto Life European Sharks si inserisce come piattaforma di analisi e sensibilizzazione, con l’obiettivo di migliorare la conoscenza delle specie, rafforzare la trasparenza lungo la filiera e supportare scelte di consumo più consapevoli.
Il quadro delineato dai primi risultati del progetto UE Sharks restituisce l’immagine di un comparto caratterizzato da una forte dipendenza dall’import, da limiti informativi legati alla classificazione dei dati e da una rinnovata necessità di comunicazione, trasparenza ed educazione per la conservazione degli squaliformi.
L’approfondimento completo, con i dettagli del progetto, le metodologie di analisi e le riflessioni operative, è disponibile nel N. 38 del magazine Eurofishmarket disponibile al seguente link.