Acquacoltura e cambiamento climatico: da Goro parte il confronto degli Stati Generali della Pesca e dell’Acquacoltura 2026

Cosa vedremo in questo articolo

Si è svolto venerdì 25 settembre, nella Sala Consiliare del Comune di Goro (FE), il primo dei tre appuntamenti degli Stati Generali della Pesca e dell’Acquacoltura 2026, il percorso promosso dalla Regione Emilia-Romagna nell’ambito del Programma nazionale FEAMPA 2021-2027 per costruire, insieme a imprese, marinerie, cooperative, associazioni di categoria, università e centri di ricerca, una strategia condivisa per il futuro del comparto ittico e acquicolo regionale.

La prima tappa, dal titolo “L’acquacoltura tra cambiamento climatico e specie invasive. Alla ricerca di un nuovo modello”, ha messo al centro le criticità e le opportunità dell’acquacoltura regionale, chiamata a misurarsi con gli effetti del riscaldamento delle acque, la diffusione di specie invasive come il granchio blu e la necessità di individuare nuovi modelli produttivi capaci di coniugare sostenibilità ambientale e redditività. Il percorso proseguirà il 16 novembre a Cesenatico, dedicato al futuro della pesca, e si concluderà il 27 novembre a Rimini, con un confronto sul ruolo dei contributi comunitari e sulla nuova programmazione europea 2028-2034.

L’apertura istituzionale e i numeri di un settore in trasformazione

Ad aprire i lavori è stata il Sindaco di Goro Marika Bugnoli, che ha definito l’occasione importante per il territorio, dicendosi felice di contribuire a un percorso di confronto sul futuro dell’acquacoltura locale. È intervenuto anche il Capitano Maurizio Tattoli, Direttore Marittimo dell’Emilia-Romagna e Comandante del Porto di Ravenna, che ha espresso sostegno all’iniziativa, richiamato gli effetti dei cambiamenti climatici sulle attività del comparto e ringraziato i promotori dell’incontro.

Ha preso quindi la parola l’Assessore regionale ad Agricoltura, Caccia e Pesca e ai Rapporti con l’Unione Europea, Alessio Mammi, che ha ringraziato i pescatori e gli operatori del settore, sottolineando come senza il loro lavoro quotidiano l’incontro stesso non avrebbe avuto ragione d’essere. Mammi ha inoltre delineato gli aspetti positivi del comparto e le direzioni su cui la Regione intende investire, segnalando al tempo stesso che una trasformazione di grande portata richiede il sostegno di politiche nazionali ed europee.

È poi intervenuto Vittorio Elio Manduca, Responsabile dell’Area Pesca e Acquacoltura del Settore Attività Faunistico-Venatorie, Pesca ed Acquacoltura della Regione Emilia-Romagna, che ha ribadito l’importanza strategica del territorio per il comparto, indicando la necessità di strategie altrettanto importanti per accompagnarne lo sviluppo.

A offrire la cornice statistica dell’incontro è stato il Professor Giulio Malorgio, dell’Università di Bologna, che ha illustrato le difficoltà economiche attraversate dal comparto e l’evoluzione dei volumi produttivi nell’ultimo decennio, mettendo in evidenza un’inversione di tendenza tra pesca e acquacoltura, dovuta ai problemi che oggi gli operatori acquicoli dell’Emilia-Romagna si trovano ad affrontare.

Le specie allevate in regione e le nuove frontiere della ricerca

La prima sessione tematica della giornata è stata dedicata alle specie ittiche allevate in Emilia-Romagna. Eduardo Turolla, biologo dell’Istituto Delta Ecologia Applicata, ha illustrato le prospettive della venericoltura all’indomani delle crisi che hanno colpito il territorio negli ultimi anni, soffermandosi in particolare sui problemi legati alla diffusione del granchio blu e sulla nuova frontiera rappresentata dall’ostricoltura in Adriatico, un comparto che nel 2025 ha raggiunto una produzione di circa 43,8mila chilogrammi. Leonardo Aguiari, biologo di Naturedulis Srl, ha parlato del ruolo e dell’importanza dello schiuditoio nella molluschicoltura odierna, strumento sempre più centrale per garantire l’approvvigionamento di novellame in un contesto di crescente pressione ambientale sugli stock naturali. Giuseppe Prioli, biologo di M.a.r.e. Soc.coop, ha affrontato il tema della mitilicoltura, mettendo in evidenza le proprietà nutrizionali del prodotto, gli aspetti di sostenibilità, i marchi di qualità esistenti, le potenzialità di crescita e le dimensioni economiche del comparto a livello sia nazionale sia internazionale. Mattia Lanzoni, ricercatore dell’Università di Ferrara, ha invece parlato dei sistemi di acquacoltura di valle e dei relativi prodotti ittici, trattando le peculiarità produttive di questa tipologia di allevamento, le ricadute positive sull’ecosistema e sulla biodiversità, la tradizione storica che lega questa pratica al territorio emiliano-romagnolo e, alla luce delle trasformazioni in atto, lo stato attuale della vallicoltura regionale.

Nella sessione dedicata alle nuove frontiere dell’acquacoltura regionale, il Professor Alessio Bonaldo, dell’Università di Bologna, ha discusso il ruolo della ricerca per lo sviluppo competitivo e sostenibile dell’acquacoltura, alla luce delle sfide attuali e future che la filiera si trova ad affrontare. Il Professor Luca Parma, sempre dell’Ateneo bolognese, ha riportato l’attenzione su una tradizione dimenticata dell’acquacoltura emiliano-romagnola: gli allevamenti ittici a terra, sia in pianura sia in Appennino, indicandone il possibile rilancio. La Professoressa Luisa Pasti, dell’Università di Ferrara, ha presentato il progetto VALDIMAR-ER, volto alla valorizzazione della filiera dell’acquacoltura attraverso l’utilizzo di scarti del mare e la coltivazione di alghe marine, illustrandone caratteristiche, potenzialità e i benefici nutrizionali che ne motivano un possibile impiego alimentare. Ha chiuso questa parte dei lavori Antonio Morritti della Cooperativa Itaca, che ha presentato l’alghicoltura come nuova prospettiva per la filiera regionale, evidenziandone i possibili impieghi e le opportunità produttive, in linea con la crescente attenzione europea verso la coltivazione di macroalghe e microalghe.

Spazio è stato dato anche alla voce diretta delle associazioni di categoria e delle imprese del territorio, tra cui Dennis Calanca (Responsabile di Coldiretti Pesca per l’Emilia-Romagna), Vadis Paesanti (Vicepresidente Regionale di Confcooperative Agroalimentare e Pesca), Patrizia Masetti (Responsabile Regionale di Agro-Ittica Alimentare A.G.C.I. Emilia-Romagna) e Arianna Silvestri (Responsabile Regionale di Legacoop per l’Emilia-Romagna). Dal confronto è emersa la richiesta di strumenti stabili e risorse certe per accompagnare un settore che, pur trainando la crescita occupazionale ed economica della filiera regionale, resta esposto a crisi climatiche e sanitarie ricorrenti.

Il granchio blu, tra contenimento e nuove filiere

Il pomeriggio si è aperto con la sessione dedicata all’impatto delle specie invasive sull’acquacoltura. Enrico Caterino, Commissario straordinario del Governo per l’adozione di interventi urgenti connessi alla diffusione e proliferazione del granchio blu, nominato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 20 settembre 2024, ha illustrato le misure realizzate e quelle previste per il contenimento della specie, richiamando il Piano straordinario Granchio Blu, finanziato con 10 milioni di euro per il biennio 2025-2026 e volto a tutelare la biodiversità degli habitat colpiti, contrastare la proliferazione dell’esemplare, prevenire ulteriori danni economici e favorire la ripresa delle attività di pesca e allevamento.

Il Professor Giuseppe Castaldelli, dell’Università di Ferrara, ha approfondito l’ecologia del granchio blu nelle lagune dell’Adriatico nord-occidentale, indicando alcune possibili strade per il contenimento della specie nel territorio regionale. La Professoressa Elena Tamburini dell’Università di Ferrara ha, invece, parlato delle filiere che si sono già sviluppate attorno al granchio blu e delle opportunità di ulteriore ampliamento di questo mercato, in un percorso che punta a trasformare parte del problema in una nuova risorsa economica per il territorio.

Demanio marittimo, pianificazione dello spazio e conclusioni

L’ultima sessione tematica della giornata è stata dedicata al demanio marittimo. Il Professor Daniele Brigolin dell’Università Iuav di Venezia, ha presentato il Piano regionale delle Zone Allocate per l’Acquacoltura (Piano AZA-RER), predisposto in collaborazione con l’Università Iuav di Venezia e il CNR-ISMAR, che punta a individuare le aree con condizioni ambientali favorevoli alla produzione acquicola, riducendo i conflitti d’uso con le altre attività marittime attraverso analisi spaziali e pianificazione strategica. Angela Maini dell’Area pesca e acquacoltura della Regione Emilia-Romagna, ha illustrato il sistema di gestione del demanio marittimo dedicato all’acquacoltura, completando così il quadro degli strumenti di programmazione dello spazio marittimo regionale.

La giornata si è chiusa con una tavola rotonda con gli stakeholder del settore e con le conclusioni istituzionali. Il percorso degli Stati Generali proseguirà il 16 novembre al Museo della Marineria di Cesenatico, con la seconda tappa dedicata a “Strategie e opportunità per il futuro della pesca in Emilia-Romagna”, per concludersi il 27 novembre a Rimini, nella Sala Ressi del Teatro Galli, con un confronto sul ruolo dei contributi comunitari e sulla programmazione europea 2028-2034.

Stati Generali Pesca Acquacoltura Emilia-Romagna Goro

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